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Il signor Fagotto

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Non sono fatto a otto, non sono un bassotto... non sono un fardello di stracci. Ma purtroppo mi chiamo Fagotto!

Se trovo quello che mi ha affibbiato questo nome...
Il mio nome non mi piace, non mi piace e non mi piace!

Appena qualcuno lo sente pensa che io sia basso, tarchiato e persino sgraziato.

E invece sono bello, alto (quasi un metro e trenta), longilineo e pieno di chiavi eleganti che luccicano sul mio corpo di legno scuro originario delle foreste tedesche.

Ho una voce da tenore... che quando la sento quasi quasi mi commuovo da solo. E dovrebbero sentirla anche quelli che mi scambiano per una cornamusa (... con tutto il rispetto per la cornamusa, s'intende!).

Sono nato nel Rinascimento. Il mio primo antenato si chiamava Dulciana, proprio per la sua voce melodiosa, e non capisco perché non abbiano continuato a chiamarmi così. Un nome delicato, sobrio, adatto a tutte le circostanze. E invece no. Fagotto! Deve essere successo qualcosa che mi sfugge.
Mi hanno raccontato che per cercare di migliorare il suono della Dulciana (era già tanto bello!) qualcuno la tagliò in più parti e poi provò a rimettere insieme i pezzi avvolgendoli strettamente con strisce di pelle. Chissà se è successo davvero così? In ogni caso non mi sembra un buon motivo per cambiare il nome alla Dulciana. Oltre al danno, le beffe!

E se devo essere sincero non mi piace neppure il mio nome inglese: Bassoon. Mi fa sembrare ancora più goffo e tarchiato.
Mi consola soltanto il fatto che almeno per quanto riguarda il nome mio cugino
Controfagotto sta addirittura peggio di me.
Contro...fagotto? Ma noi non siamo affatto contro! Anzi, andiamo molto d'accordo, tant'è vero che nelle grandi orchestre suoniamo spesso uno accanto all'altro.
Ed essendo cugini ci assomigliamo tantissimo, anche se, detto fra noi,
lui è molto più grasso e pesante, e ha una voce assai più grave della mia.

Quelli che hanno il piacere di suonarmi dicono che sia necessario parecchio fiato e tanta tenacia per emettere suoni intonati.
E poi c'è la questione della doppia ancia, quelle
due sottili lamelle di canna di bambù che servono per farmi suonare. Sembra che non sia affatto semplice controllarle. Strano, io ci vado così d'accordo!

Del resto non ho mai detto di essere un tipo facile... ma questi sono solo dettagli trascurabili di fronte al calore e all'espressività che offro in cambio di qualche piccolo sforzo.

Dopo tutto, il timbro della mia voce ha affascinato grandi compositori come Mozart, Weber, o il celebre Vivaldi, che ha scritto ben trentotto concerti dove io mi esibisco come solista accompagnato dal resto dell'orchestra.
Ma all'occorrenza so essere anche scherzoso e grottesco. Chi non ricorda il tema dell'Apprendista Stregone di Paul Dukas, la musica che accompagna la danza delle scope nel film
Fantasia di Walt Disney? Oppure il nonno nella composizione Pierino e il Lupo del grande Prokofief?
Ebbene sì, quella era proprio la mia voce.

E ora, dopo tutto quello che vi ho detto di me, non pensate che sarebbe stato meglio se mi avessero chiamato signor
Otto Fagh?

 

(Testo a cura di Sonia Simonazzi © 2002)

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"Il signor Fagotto"
scheda informativa per docenti ed alunni della scuola di base
a cura di Sonia Simonazzi e Tiziano Trivella
copyright © 2002 - tutti i diritti riservati

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