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Verifica e valutazione  

Occorre subito fare chiarezza su questi due termini che talvolta vengono confusi (e poi, dalla confusione concettuale, nascono le incomprensioni sostanziali sul significato della valutazione scolastica).

Probabilmente la confusione deriva dal fatto che un tempo, quando nella scuola si utilizzavano solo i voti numerici (sia quotidianamente che sulle pagelle) i due significati coincidevano: il voto (da 0 a 10) era attribuito dall'insegnante secondo un giudizio per lo più soggettivo ed era immediatamente una misurazione del livello di apprendimento, delle competenze e delle abilità dell'alunno.

Ma attenzione: il problema non stava nell'utilizzo della scala numerica da 0 a 10 (che, sostanzialmente, non è né buona né cattiva, come qualsiasi altra scala in uso anche oggi), ma nel fatto che non veniva stabilita nessuna modalità per l'attribuzione del voto stesso, non c'erano parametri comuni nemmeno fra insegnanti della stessa scuola...

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Ricerche sul campo hanno dimostrato che lo stesso "tema" svolto da un alunno otteneva risultati molto diversificati (dalla non sufficienza del 4 o del 5, fino ai buoni livelli del 7 o dell'8 !!!) se sottoposto al giudizio di insegnanti diversi.

Il raggiungimento del 6 era considerato il livello minimo di sufficienza: la media aritmetica dei voti esprimeva subito la valutazione (o, meglio, il giudizio) sull'alunno in un certo periodo di tempo. Normalmente non si aggiungevano altri tipi di considerazioni (relative, ad esempio, al livello di partenza dell'alunno, ai progressi effettuati, alle modalità di studio e di lavoro,...). Cioè, in definitiva, si consideravano solo i risultati raggiunti nelle diverse "materie", senza procedere ad una vera valutazione formativa. In questa mia considerazione non c'è nessun giudizio di valore: la scuola era così e, in fondo, non era colpa di nessuno. L'accento era posto soprattutto (se non esclusivamente) sull'istruzione e sugli apprendimenti, spesso senza porsi nemmeno il problema dei metodi di insegnamento, come se bastasse insegnare o trasmettere nozioni per ottenere un apprendimento. Se fosse così, ognuno sarebbe un buon maestro e tutti saremmo dei buoni alunni.

Successivamente (grazie agli studi di psicologia dell'apprendimento e alle ricerche pedagogiche e didattiche) si comprese che l'apprendimento non è "neutro" e che non basta insegnare per ottenere dei risultati: occorre tenere conto di moltissimi altri fattori (l'età mentale degli alunni, le modalità operative, il contesto sociale e scolastico, le metodologie di insegnamento, le esperienze pratiche, l'emotività, ecc.). Ci si rese conto che l'apprendimento di nozioni, concetti, abilità e competenze (cui la scuola deve mirare per finalità istituzionale) non è sganciato dagli altri aspetti dello sviluppo personale, sociale e psicologico, dell'alunno. E così si riconobbe la necessità di inquadrare le rilevazioni e le misurazioni degli apprendimenti in un contesto più ampio che tenesse conto della globalità dell'alunno, del suo percorso formativo in evoluzione, oltre che delle modalità di intervento didattico ed educativo dell'insegnante e della scuola.

Così si distinsero i due momenti:

1) la rilevazione e la misurazione degli apprendimenti (VERIFICA)

2) l'osservazione e la registrazione del processo di sviluppo formativo personale dell'alunno (VALUTAZIONE) che tiene sicuramente conto dei risultati ottenuti nelle prove di verifica, ma non solo di essi.

Nella scuola dell'obbligo (e particolarmente nelle elementari) in questo senso sono stati fatti ormai grandi passi in avanti: purtroppo non sempre si può dire lo stesso per le scuole superiori, dove talvolta esiste scarso accordo fra i docenti sulle modalità di verifica e di valutazione e dove (a causa anche di curricoli frammentati, di materie troppo nozionistiche e di programmi troppo estesi) non viene adeguatamente posto l'accento sulle competenze e le abilità acquisite nel percorso formativo, ma si dà maggior peso alla memorizzazione di informazioni e di nozioni, misurata attraverso le prove di verifica periodiche. Il fatto che si pensi di risolvere la questione con corsi di recupero di una settimana o 10 giorni, indica che il problema c'è: se un alunno non ha acquisito competenza in una o più materie dopo mesi di attività scolastica...può recuperare tutto in una settimana? Sì (forse), se si ritiene che sia solo una questione di nozioni da sistemare nei cassetti della memoria...Ma il problema, evidentemente, è un altro. Inoltre c'è il fatto che i docenti delle superiori sono qualificati professionalmente per quanto riguarda la materia di insegnamento e, spesso, sono ottimi specialisti, ma non viene loro richiesta una specifica competenza didattica (che è prevista solo parzialmente nella loro formazione professionale). E' il vecchio problema di insegnare ad insegnare: non è detto che un grande astronomo sappia spiegare chiaramente l'astronomia a dei ragazzi, perché l'astronomia è una cosa, la didattica dell'astronomia è un'atra cosa.

Bisogna comunque distinguere le finalità educative e didattiche proprie della scuola dell'obbligo, da quelle della scuola superiore che mira soprattutto a preparare gli allievi all'ingresso nel mondo del lavoro, attraverso curricoli specifici che variano a seconda dell'indirizzo scelto e della professione verso la quale l'allievo si orienta (per libera scelta). Resta però il dubbio che valutare una persona solo in base alla media dei voti ottenuti nelle prove di verifica  sia, quantomeno, un po' restrittivo...Tuttavia questo succede ancora in molte scuole...


Ma riprendiamo il discorso sulla verifica e sulla valutazione. Il salto di qualità è stato fatto proprio distinguendo i due momenti e i due termini che possiamo così definire:

VERIFICA : consiste in una rilevazione (più o meno formalizzata, che può essere scritta e orale) degli apprendimenti. Più le modalità di somministrazione della prova vengono strutturate e definite, meglio si possono determinare e graduare i risultati, in riferimento ad una "scala" di valori predefinita. Facciamo un esempio relativo ad una prova di verifica delle abilità di calcolo scritto:

1) si definisce l'obiettivo (ad esempio: saper eseguire addizioni con il riporto entro il centinaio)

2) si determina il numero delle operazioni (ad esempio: 10 addizioni)

3) si stabiliscono i tempi di realizzazione della prova e le modalità di attribuzione del punteggio (ad esempio: 2 punti per ciascuna addizione esatta)

4) si raccolgono i punteggi ottenuti da ogni alunno in una tabella (trasformandoli ad esempio in percentuali: 16 punti ottenuti sul massimo di 20 = 16/20 = 0,80 = 80%)

5) si rapportano i punteggi alla scala di valori predefinita (nella quale sia anche stabilito il livello minimo accettabile, cioè il valore di "sufficienza")

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VALUTAZIONE : consiste nell'espressione di un "giudizio" globale nel quale si faccia riferimento non solo alle competenze acquisite nelle diverse aree di apprendimento e nelle singole discipline, ma anche al punto di arrivo (momentaneo) dello sviluppo dell'alunno, tenendo conto dei vari aspetti della persona: situazione di partenza e prerequisiti, capacità di apprendimento, modalità di lavoro e di studio, interesse, impegno, partecipazione alle attività, autonomia personale, disponibilità a relazionarsi con gli altri nel rispetto delle norme comunitarie... La valutazione così intesa non intende essere un "giudizio" definitivo, ma una "fotografia" dell'alunno in "quel" periodo del suo sviluppo personale e culturale: come ogni fotografia istantanea, essa intende mostrare solo un momento (non definitivo) e sta agli insegnanti rilevare e sottolineare gli elementi positivi e quelli problematici, le qualità dimostrate, ma anche gli aspetti da migliorare e sviluppare. In questo modo si mira ad una vera valutazione formativa che promuove lo sviluppo delle potenzialità di ciascun alunno. In questo modo, inoltre, c'è la possibilità da parte delle famiglie di avere un quadro più esauriente della situazione formativa in quel particolare momento dello sviluppo personale del figlio.

Nei documenti ufficiali di valutazione ("pagelle") delle scuole dell'obbligo i due momenti (rilevazione delle competenze disciplinari  e valutazione formativa) sono ben distinti e ciò ha favorito una comunicazione più chiara ed efficiente della scuola verso le famiglie.

© 1999 Tiziano Trivella                                                                                                     inizio pagina

 

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