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Era una bella giornata di sole del 1500, o giù di lì, quando
incontrai un Serpentone.
"Avrei voluto essere un giocattolo..." - si lamentò lui, che
non era una grossa
biscia ma uno strumento musicale molto di moda a quei tempi.
"Essere leggero, colorato e anche un po' svitato!" - continuò con la sua voce
cavernosa.
Siccome era grosso, fatto a Esse, tutto di un pezzo, pesante e anche nero, pensai
che fosse sacrosanto che volesse cambiare un po' stile di vita.
Quella notte sognai un mio lontanissimo antenato, costruito con un osso di
uccello come si usava nella preistoria.
"Un giorno sarai tu a diventare leggero, colorato, e un po' svitato..."
- mi predisse con la sua voce acuta e penetrante - "E diventerai famosissimo!".
Mi svegliai di soprassalto. Guardai il mio corpo di legno. Ero rigido e tutto d'un pezzo,
con i miei sette fori bene allineati come i bottoni di una camicia.
Tirai un sospiro di sollievo. Poi guardai mio fratello Tenore, che era più grosso di me e
oltre ai fori aveva anche una chiave dorata. Sembrava ancora più rigido e impettito.
Dimenticai subito quello strano sogno e le parole del mio antenato.
Fu più o meno in quel periodo che cominciai a suonare in gruppo con i miei quattro
fratelli. Il più piccolo si chiama Sopranino, è
alto solo 25 cm e ha una voce acuta e squillante.
Poi ci sono io, Soprano,
altezza circa 35 cm, e siccome sono di poco più grande la mia voce è leggermente più
grave.
Mia sorella Contralto sfiora il mezzo metro e naturalmente il suo tono è meno acuto.
E infine ci sono i due fratelli maggiori: Tenore e Basso.
Malgrado il nome, quest'ultimo è così alto che non sono mai riuscito a misurarlo. Di
tanto in tanto viene ancora a trovarci anche il nonno Grande Basso,
che ha una voce appena udibile ed è così vecchio e pesante che deve appoggiarsi a un
treppiedi.
A quei tempi io e mio fratello Sopranino eseguivamo le melodie più veloci, mentre mia
sorella Contralto cercava di tenere il nostro passo... e sebbene qualcuno affermi che le
donne fanno fatica a seguire i maschi, lei ci riusciva benissimo. I due fratelli maggiori
sostenevano il gruppo con le loro note lunghe e gravi. Ci esibivamo tutti insieme, oppure
in duetti o in trii.
La nostra fama durò a lungo, anche se bisogna ammettere che tra noi non sempre l'armonia
era perfetta, tanto che durante i passaggi più difficili l'intonazione lasciava spesso a
desiderare.
Ma eravamo talmente stimati e ammirati che un giorno, verso la fine del XVII secolo, un
signore venne a trovarci e ci propose di risolvere il problema tagliando il nostro
corpo in tre parti! Sosteneva che in quel modo saremmo stati più intonati.
"Sarai svitato!" - All'improvviso mi tornarono alla mente le parole del mio
antenato. Una parte di quello strano sogno si stava avverando.
Da quel momento la mia vita cambiò.
Compositori di fama internazionale scrissero musiche dove io e mia
sorella Contralto ci esibivamo come solisti, a volte accompagnati persino da un'intera
orchestra.
Ricordo in particolare grandi maestri come Haendel, Vivaldi, Telemann.
Poi però, verso la fine del '700, i tempi cambiarono e la musica che cominciò ad andare
per la maggiore non sembrava più adatta al nostro spirito. Decidemmo di prenderci un po'
di riposo e ci ritirammo tutti in campagna, in compagnia di qualche amico che sapeva
apprezzarci.
Da allora passò tanto tempo, quasi due secoli, e gli amici che venivano
a trovarci diventavano sempre più numerosi. Eravamo ormai alla metà del '900 quando alla
nostra porta bussò un signore giapponese, di cui non sono mai riuscito a imparare il
nome.
"Ho un progetto per voi" - ci disse - "Non vorreste diventare più leggeri
e colorati, ed entrare nelle case di tutti?"
Avremmo avuto un corpo di plastica, ci spiegò, e saremmo
diventati molto popolari, soprattutto io.
Anche l'ultima parte della vecchia profezia si realizzava.
E in effetti oggi sono più leggero, colorato e veramente svitato. Ma la cosa più bella
è che sono sempre con i bambini,
anche i più piccoli, che mi suonano,
mi strapazzano, mi lanciano persino nell'aria, facendomi sfrecciare da un banco all'altro.
Ecco una cosa che il mio antenato non aveva previsto... che un giorno avrei imparato anche
a volare!
(Testo a cura di Sonia Simonazzi © 2002)
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