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Tempo scuola...

Vorrei esprimere alcune mie considerazioni sul tema del "tempo/scuola", cioè su come è organizzato il tempo di permanenza degli alunni a scuola (inteso non solo come "tempo/apprendimento", ma anche come "tempo/formazione").  Mi riferisco, senza voler generalizzare, alla mia esperienza di questi ultimi anni in una scuola elementare a settimana corta, quindi con sabato libero e rientri pomeridiani (modello organizzativo ormai molto diffuso, credo, nelle regioni del Nord Italia).

Gli alunni che si fermano a mensa (la quasi totalità) stanno a scuola per un totale di 36 ore (il secondo ciclo) e di 32 (il primo ciclo). Specifico che questo tipo di organizzazione scolastica (auspicata dai dirigenti e richiesta dalla grande maggioranza dei genitori) aveva incontrato molte perplessità iniziali da parte dei docenti, perplessità che perdurano tuttora...anche se non più rilevate ufficialmente.

Inizio dal tempo scuola: delle 36 ore del secondo ciclo, 6 sono riservate alla mensa e alla pausa successiva ("interscuola"); restano 30 ore che sono ben 6 in più di quelle della precedente scuola tradizionale di 24 ore settimanali. Oggettivamente è un bel vantaggio che, purtroppo, si riduce di molto in considerazione del fatto che oggi sono aumentate le discipline "pseudo - obbligatorie" o le attività "interdisciplinari e trasversali" di Circolo che, approvate dal Collegio dei Docenti, diventano obbligatorie, spesso per alcuni anni. Senza contare alcune attività collaterali che variano da Comune a Comune, ma che, quando entrano nella scuola, rimangono fisse...più dei programmi ministeriali!

Sia ben chiaro che non voglio mettere in dubbio la validità educativa delle singole proposte e delle specifiche attività: in un processo formativo e di apprendimento qualsiasi esperienza può essere valida e utile, ma, appunto per questo, è necessario saper scegliere e poter scegliere, visto il tempo a disposizione che, come si sa, non è infinito.

Educazione sessuale, educazione stradale, alfabetizzazione informatica, attività di avvio alla seconda lingua straniera, corso di nuoto, attività sportive intercomunali, laboratorio teatrale con esperti esterni, consiglio comunale dei bambini, educazione all'igiene dentale, educazione alla sicurezza, attività con la biblioteca rionale, educazione ambientale, educazione alimentare, festa-spettacolo di fine anno (con relative attività preparatorie, distribuite lungo l'arco dell'anno), uscite e visite guidate: queste sono le proposte "fisse" che abbiamo ogni anno nella nostra scuola (senza contare le proposte estemporanee che giungono periodicamente da associazioni ed enti locali).

 clessidra.gif (8952 byte) E' evidente che esse si debbano svolgere nelle ore a disposizione, distribuendole fra i vari docenti e le diverse discipline: certamente ogni scelta implica delle rinunce, il che si fa sempre nella pratica didattica (basti pensare, ad esempio, alla vastità dei programmi di scienze per rendersi conto che le scelte sono sempre necessarie). Ma, oggettivamente, esse sottraggono tempo ad attività e contenuti curricolari già previsti dai Programmi Ministeriali. Le attività che ho elencato sopra, spesso si estendono su alcuni mesi, se non addirittura su tutto l'arco dell'anno scolastico (alcune si svolgono in cicli di alcuni anni!). E si sommano e si sovrappongono al resto dell'attività didattica curricolare specifica anche di discipline fondamentali come la lingua e la matematica (ormai ristrette, in media, a circa 6 ore settimanali, nelle quali si deve far rientrare, in parte, le "altre proposte" di cui si diceva).

Pur con tutta l'elasticità mentale dei docenti nel programmare e nel gestire le attività didattiche, nel ricercare legami logici, collegamenti interdisciplinari e affinità metodologiche, resta il fatto che le ore scolastiche a disposizione sono quelle che sono e che se sviluppo un argomento non ne posso trattare contemporaneamente un altro. Inoltre non si creerebbe nessun problema se capitasse, ad esempio, di dover affrontare l'argomento dell'educazione sessuale nelle ore di scienze; invece il problema nasce se tale argomento (perché assegnato a tutto il team dei docenti) deve essere sviluppato anche nelle ore di matematica o di geografia, le cui programmazioni prevedono, evidentemente, contenuti ed obiettivi che non hanno molto a che fare con il sesso delle persone.

Sicuramente c'è qualcosa da "aggiustare": non si può adattare una programmazione di Circolo e di plesso (ampia e ricca di attività diverse) ad un'organizzazione oraria rigida (nella quale ogni insegnante ha un numero prefissato di ore di insegnamento per ciascuna disciplina) dovendo rispettare, nello stesso tempo, le indicazioni specifiche dei Programmi Ministeriali circa i contenuti delle singole discipline.

Inoltre le diverse attività vengono sviluppate in tempi lunghi e molto frammentati nei mesi: ciò è determinato dalle scansioni orarie giornaliere e settimanali delle discipline. Così un argomento (inizialmente appassionante per gli alunni) perde man mano la sua rilevanza perché non è possibile mantenere la "tensione" dell'interesse per mesi attorno ad un argomento al quale si dedica poco tempo per settimana, peggio ancora se l'argomento è frammentato in interventi parziali di insegnanti diversi (anche se la programmazione è stata comune).

Così la nostra organizzazione scolastica dà chiaramente un senso di frammentarietà: frammentarietà nei tempi, nelle proposte, nelle iniziative, che si risolve (questa è la mia impressione) in una frammentarietà dell'apprendimento e della cultura. I nostri bambini vengono educati nella fretta e nell'incompletezza: ogni giorno si sentono ripetere "Fai presto!", "Non perdere tempo!", "Non c'è più tempo!", "Termina, perché l'ora è finita!", "Finiremo un'altra volta!", "Andremo avanti la prossima volta!". Da notare che "la prossima volta" significa spesso dopo una settimana, cioè quando si farà nuovamente la stessa materia. E l'ora successiva un altro insegnante ripete le stesse frasi per un'altra attività.clessidra.gif (8952 byte) Dove sono finiti i tanto auspicati tempi di riflessione, di analisi, di sostegno e di recupero, tempi di cui ogni alunno dovrebbe poter fruire per aver garantito un apprendimento il più possibile personalizzato ed efficace?

Non c'è il tempo per rifinire e per curare il proprio lavoro, si crea, addirittura, un disordine materiale nelle aule (...non c'è mai il tempo di sistemare, di riporre le cose fatte e i materiali): e questo disordine esterno (che i bambini percepiscono e vivono quotidianamente) si riflette nella mente dei nostri alunni che faticano ad essere precisi, a riflettere con calma, a "mettere ordine" nei propri pensieri e nel proprio sapere. Essi, giorno dopo giorno, acquisiscono una cultura fatta di cose non finite, di idee abbozzate, di fretta esecutiva, senza avere mai la possibilità di ripensare e di assimilare, di analizzare e di rifinire, di sistemare dei punti fermi e dei valori guida (del resto, succede così anche fuori della scuola, nella società, nella politica e nel mondo dell'informazione).

E poi, quando ci sono le prove di verifica periodiche, ecco che scatta nuovamente il meccanismo: fai in fretta, stai nei tempi, vediamo se hai capito e se sai qualche nozione di quello che abbiamo fatto, così andiamo avanti con il programma!

E poi, quando escono da scuola, i nostri bambini hanno ancora un po' di fretta: c'è il corso di calcio o di basket, di chitarra o di inglese, c'è da andare al supermercato con la mamma, in fretta, perché poi devi fare i compiti...

Cose risapute, si sa. Ma non ho banalizzato il problema tempo: purtroppo è davvero in questo modo che vivono i nostri alunni. Tuttavia alla maggioranza della gente va bene così: l'importante che il tempo / scuola sia funzionale agli utenti adulti (genitori che lavorano) e non agli utenti che lo vivono (bambini senza tempo).

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Ogni tanto ci si chiede come mai i bambini delle città di oggi non sappiano giocare: dove trovano il tempo? Succede così che, fra le decine di altre attività, ci siano nella mia scuola (come in altre) anche interventi di "esperti" che fanno conoscere ai bambini i giochi dei nonni: il gioco con le biglie, il gioco del mondo, il gioco con le figurine, il gioco dei sassi e delle conchiglie...

Giochi da museo che i nostri bambini non giocheranno mai, perché non hanno più il tempo e nemmeno lo spazio (avete presente i cortili condominiali super-regolamentati?). Ma non li giocheranno mai anche perché quei giochi non sono, per loro, altro che una fra le migliaia di nozioni scolastiche che faticano ad assimilare e a far entrare nella loro vita...

Credo che sia giunto il momento di chiederci se la nostra scuola sia stata pensata e organizzata veramente a misura di bambino oppure se abbia cercato solo di rispondere alle necessità organizzative del mondo degli adulti. Sicuramente si è dato più valore alla scuola come servizio pubblico piuttosto che alla scuola come centro di formazione culturale e sociale dei bambini. Ora speriamo nell'autonomia, ma senza farci troppe illusioni.

Un'ultima osservazione sugli insegnanti: personalmente mi preoccupa molto entrare a scuola e vedere ogni giorno facce tese, gente preoccupata e ansiosa, persone frettolose che vanno e vengono nei corridoi, che entrano ed escono da scuola due o tre volte al giorno (per i non addetti ai lavori, si chiamano "ore buche" dovute al tempo-scuola...). Forse siamo diventati tutti un po' nevrotici. Sicuramente dobbiamo sforzarci di recuperare il sorriso, visto che, per ore e ore, viviamo in mezzo ai bambini...Ma, forse, dovremmo anche ripensare l'organizzazione e la gestione di un tempo-scuola che genera malessere, disfunzioni e sprechi anche nella vita di chi nella scuola ci lavora.

Ora termino (perché...non ho più tempo e...non voglio farvi perdere altro tempo!).

Tiziano Trivella - Bergamo, settembre 1999 


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