La didattica "giustificativa"...
Si nota nella scuola (soprattutto elementare) e nella professione docente una tendenza (talvolta si potrebbe dire quasi nevrotica) a voler giustificare nei dettagli le scelte operative e didattiche che si effettuano, una necessità di dimostrare e di documentare continuamente ciò che si fa.
Intendiamoci subito: ogni programmazione didattica richiede (per poter essere funzionale e produttiva) che si entri nei dettagli del percorso che si intende seguire, secondo le finalità che si sono prefissate. Questo è primario e necessario. E tutti i docenti lo sanno e lo fanno (anche "per legge").
Ma mi riferisco ora ad altri momenti della vita scolastica in cui (per burocrazia, per consuetudine, per moda, per formalità) si continuano a produrre documenti "giustificativi" di ciò che si fa.
Faccio alcuni esempi. Viene introdotto l'uso didattico della multimedialità nella scuola elementare: si fa un progetto, si evidenzia la validità didattica dei nuovi mezzi tecnologici, si programmano gli interventi e le attività nelle classi, si indicano le metodologie di lavoro e i criteri di verifica e di valutazione del lavoro svolto. Bene. Se ne parla e se ne scrive nel team docenti, nei giornali degli insegnanti, nelle agende di modulo, nelle assemblee di classe, nei consigli di interclasse, nel collegio dei docenti, nel consiglio di circolo (e sono già 7 passaggi di parole e di carta). Periodicamente se ne ridiscute in uno (o in ciascuno...) dei consigli. Bene. La "cosa" dovrebbe ormai essere chiara a tutti. No: alla fine ci sarà la relazione finale (sul giornale dell'insegnante, nell'agenda di modulo, nell'assemblea di classe, nell'interclasse, nel collegio dei docenti, nel consiglio di circolo...). Bene: era una nuova esperienza, bisognava essere sicuri che fosse didatticamente valida ed era necessario documentare tutto l'iter. Ma l'anno successivo, quando l'esperienza non è più nuova, perchè si deve rifare nuovamente tutta la documentazione e il percorso "giustificativo"?
Il problema è che questa specie di "documentarismo esasperato" si applica non solo alle novità didattiche, ma ad ogni attività che venga intrapresa: le uscite didattiche, le gite scolastiche, le visite guidate, l'educazione sessuale, l'educazione alla sicurezza, l'educazione stradale, l'educazione alimentare, l'apprendimento della lingua straniera, la visione di film, la partecipazione a spettacoli teatrali o a concerti, e così via.
Chiunque, nella scuola elementare, ne può rendere testimonianza.
Vorrei allora analizzare i motivi che portano la scuola ad operare secondo questa procedura che ho chiamato appunto la "didattica giustificativa".
Quali possono essere i motivi che stanno alla base di questa smania documentativa?
Ritengo di averne individuati almeno tre:
1° motivo: la gestione verticalistica della scuola - In effetti dal Ministero partono circolari che ti chiedono
(se vuoi avere fondi) di predisporre dei progetti (in questi tempi, ad esempio, progetti
di informatica o di musica, per aver diritto a fondi o materiali per i relativi
laboratori). I Provveditorati eseguono, le Direzioni Didattiche eseguono, i Docenti
eseguono. Del resto, se non fai i progetti, non
hai i
computer o l'aula di musica. Fin qui tutto normale. I fondi sono pochi, le richieste
molte: vince il progetto migliore! Chi fa i progetti? I docenti, i quali, fra l'altro,
devono dimostrare a tutti (genitori, direttori, provveditorati e ministro) che i computer
nelle scuole possono essere utili, e che pure il laboratorio di musica non è molto da
sottovalutare. E allora ecco i bei documenti dove, ad esempio, si scrivono belle premesse sulla validità
educativa e didattica della musica (a chi...dobbiamo ancora dimostrarla?) o dove si
sottolinea, per chi non l'avesse capito, che il computer è un nuovo mezzo di
comunicazione e che, come tale, ha diritto di cittadinanza nelle scuole...Sembra, insomma,
che ci si debba giustificare con persone (Direttori Didattici, Provveditori, Esperti Vari,
Ministro) che vivono sull'altra faccia della Luna e che non sanno nulla di ciò che
succede sul Pianeta Azzurro. Quando ti viene poi chiesto di spiegare l'utilizzo che farai
nella tua scuola dei mezzi e degli strumenti che richiedi...mi pare che si tocchi il
fondo. Che cosa ne potrò mai fare di una tastiera elettronica? Potrei utilizzarla come
attrezzo da ginnastica in palestra o come tavolo nella mensa? Che cosa ne farò mai di uno
scanner o di un modem? Tocca ai docenti risolvere questi misteri (i dirigenti e i ministri
non ne sono in grado...)
2° motivo: il formalismo
diffuso (nella scuola e nella nostra società) -
Lo diciamo ogni giorno: questa è la società dell'immagine, conta più come si appare di
come si è, conta più la forma che la sostanza. Ma se la nostra società è così, che
cosa aspettiamo a cambiarla? Invece no: anche la
scuola (soprattutto in vista dell'autonomia) si sta rifacendo il look. Che cos'è oggi una scuola senza una mezza dozzina di
progetti annuali, senza un bel POF (...non
vorrei essere irriverente...) da esibire
e da mettere sul proprio sito in Internet (dove, invece, si potrebbero mettere cose più
interessanti e più piacevoli)? Che cos'è una scuola senza quattro o cinque corsi di
aggiornamento annuali, senza un archivio documentato di iniziative, di uscite, di viaggi
all'estero...? Evviva la scuola funzionale, moderna, autonoma e trasparente. Ogni problema
educativo e didattico è stato risolto (come da
documentazione in archivio nella segreteria della scuola...)
3° motivo: la sfiducia generalizzata verso la professionalità dei
docenti - Purtroppo si nota ancora,
nell'opinione pubblica, ma anche fra molti dirigenti scolastici, una tendenza a valutare
la classe insegnante come una massa di persone da gestire e da poter gestire
(evidentemente perchè, altrimenti, andrebbe sempre nella direzione sbagliata). Per quanto riguarda l'opinione pubblica (alimentata a volte anche dai mass media) si nota che ogni
problema della società viene fatto risalire alla cattiva educazione impartita nelle
scuole (droga, sesso, vandalismo giovanile, violenze negli stadi, maleducazione,
motociclisti senza casco,...sono problemi che la scuola dovrebbe risolvere, lo dicono
tutti, anche i ministri della Pubblica Istruzione...). Certamente sono problemi di tutta
la società e, del resto, non mi pare che la scuola eviti di affrontarli...Ma i genitori,
non hanno nessuna responsabilità? Solo che la scuola è un'istituzione finalizzata
all'educazione e progetta in questa direzione. Le famiglie e i genitori, invece, possono
anche non saper educare e non saper progettare e nessuno ne chiede conto. La scuola invece
si sente spesso in colpa per i fallimenti educativi e per gli
apprendimenti
inadeguati e tende a dimostrare a se stessa di
aver pensato e attuato tutto il possibile, nel
migliore dei modi possibili. Ecco che la documentazione ritorna in ballo, come
giustificazione di fronte agli utenti e alla società. In questo caso la documentazione
serve a spiegare ciò che si è fatto, ma rimane pur sempre una "pezza
giustificativa" che non cambia la sostanza delle cose. Un altro aspetto, come si diceva, riguarda i dirigenti scolastici e gli
"esperti" che, a vario titolo, sono presenti nell'amministrazione burocratica
della scuola (uffici centrali o periferici).
Essi mostrano spesso di svolgere un ruolo super
partes come se fossero depositari di una
verità (loro sanno sempre che cosa è meglio fare e in quale direzione muoversi: come se
la direzione di sviluppo e di miglioramento della scuola italiana fosse stata rivelata
solo a loro da un'entità divina). Esempio: qualche anno fa la Carta dei Servizi e il PEC
(Progetto Educativo di Circolo) erano, per loro, il non plus ultra della
scuola; il povero insegnante che non ci credeva era, quantomeno, retrogrado. Ora c'è il
POF (Piano Offerta Formativa) e loro ti dicono che non ha niente a che vedere con il PEC,
ma che è un notevole passo avanti per lo sviluppo della scuola italiana. Tu povero
insegnante che vedi le stesse cose scritte su due documenti dal titolo diverso...credi di
essere imbecille. Ma loro ti fanno i corsi di aggiornamento sul POF, così come te li
hanno fatti per anni sul nuovo documento di valutazione ( = pagella), nuovo ogni
volta che ad un ministro veniva in mente di modificarlo (anche più volte in pochi anni).
Non parliamo poi dell'autonomia o dei nuovi mezzi tecnologici o delle funzioni-obiettivo:
corsi su corsi, convegni su convegni dove si "documenta" agli insegnanti come
fare, che cosa fare, che cosa è già stato fatto, quali sono le più recenti indicazioni
degli esperti (così ti metti subito in linea!). A tutti sarà capitato di partecipare a
qualche convegno ufficiale (patrocinio
del Ministero, organizzazione del Provveditorato, presenza di qualche super esperto,
magari straniero, che fa più Europa unita!) dove la formalità documentaristica è al massimo della sua espressione.
In questi convegni si vorrebbero sempre stabilire dei punti fermi, degli esempi da
seguire, ma, sostanzialmente, "ci si parla addosso", si spiegano cose che i
presenti già sanno, si relaziona su esperienze didattiche anche minime, presentando una
documentazione dettagliatissima (relazioni che durano più tempo di quello necessario a
realizzare l'esperienza in classe con gli alunni!); inoltre si spiega tutto per filo e per
segno (finalità, obiettivi generali, obiettivi specifici, mezzi e strumenti, metodologia,
attività e contenuti, modalità di verifica e criteri di valutazione), come se non si
stesse parlando fra insegnanti, ma ad una platea di idraulici o di ragionieri che, in
quanto tali, normalmente non se ne intendono di didattica. Alla fine vengono pubblicati
gli atti del convegno (che nessuno rileggerà mai...) ma chi ha partecipato potrà dire a
tutti:
"Quel giorno c'ero anch'io!". Chi non è andato al
convegno, o al corso, invece, rimane il solito insegnante non aggiornato, forse
retrogrado, ma, soprattutto, non avrà mai nessun documento che giustifichi la sua
competenza.
CONCLUSIONE INEVITABILE: Meno documenti, più alberi!
Tiziano Trivella - Bergamo, novembre 1999